EUCOOKIELAW_BANNER_TITLE

Quando dicemmo «TELECOM ITALIA UNICA E PUBBLICA!»

16. Aprile 2020 | Da | Categoria: TIM

Manifestazione sede CDP- ottobre-2013

Tempo fa lanciammo questa nostra Campagna come risposta alla assenza di prospettiva sindacale. CGIL.CISL.UIL nella loro azione ci hanno abituato a ragionare e discutere in perdita. Accordi al ribasso, tagli ai salari e ai diritti, ricorso agli ammortizzatori sociali come unica forma di risposta alle ristrutturazioni aziendali.

Di fronte alla scalata dell’allora TELEFONICA, nel 2013, si gridò allo scandalo per l’ingresso di un capitale straniero. Nessuno mise becco però quando le operazioni pericolose avviate dalle privatizzazioni – nel settore TLC – fecero la ricchezza dei gruppi finanziari privando il paese e i cittadini di un asset strategico.

Il resto lo fecero i sindacati confederali sottoscrivendo accordi e contratti al ribasso sia nel settore TLC che in quello dei CALL CENTER, dando il via allo sfruttamento e al dumping salariale.  

L’operazione di Renzi di dare l’avvio alla costituzione di OPEN FIBER a controllo Cassa depositi e prestiti, fu la risposta definitiva di una classe politica arrivista al servizio degli interessi finanziari senza alcuna prospezione strategica.  

IN AZIENDA

Nel 2013 si iniziò a parlare di RETE UNICA con l’allora AD Bernabè che propose di vendere allo Stato un pezzo di Azienda per la modica cifra di 13 miliardi di Euro. Una truffa, direbbero i più, ma lo fecero intendere anche le agenzie governative che valutarono l’oggetto in vendita (OPEN ACCESS) appena 9 Miliardi. Inoltre, l’azienda acquistata avrebbe gestito solo l’Accesso in casa cliente (ultimo miglio) lasciando ad altri gli ASSET STRATEGICI.

Pochi mesi prima AZIENDA e SINDACATI avevano sottoscritto l’ennesimo accordo sugli ammortizzatori sociali (Marzo 2013). Per tanto proponemmo una campagna per ripubblicizzare TELECOM ITALIA con una semplice affermazione: I lavoratori e le lavoratrici devono uscire dalla miseria delle loro rivendicazioni e avere un obiettivo strategico. Noi sostenemmo che lo stato sarebbe potuto rientrare nell’asset strategico dell’azienda con un investimento molto minore della truffa che Bernabè stava proponendo. Nel mese di settembre, l’ingresso di Telefonica prima e poi del Fondo Americano Black Rock, dimostrarono che con una manciata di “spiccioli” CDP (calcolammo 2 miliardi – pari al 22% dell’azionariato ordinario) avrebbe potuto diventare azionista di primo piano.

Un’iniziativa di  questo  tipo  avrebbe  garantito  lavoro,  diritti,  Riduzione del  Digital  Divide, connettività totale per lo sviluppo di beni e servizi pubblici.

L’ignoranza una brutta bestia

Proponemmo questa visione in Parlamento e pubblicamente. Scoprimmo nostro malgrado una generale ignoranza in merito. Parlamentari deputati a prendere decisioni in merito, giornalisti che parlavano profusamente dell’argomento senza conoscere neanche uno dei dati contenuti nella nostra banalissima relazione, Tecnici esperti di reti e ed esperti di finanza internazionale.

Parlammo anche con i nostri responsabili, i dirigenti Telecom…insomma per mesi abbiamo cercato qualcuno che smentisse con argomenti validi dal punto di vista tecnico – finanziario la nostra tesi.

Le organizzazioni sindacali confederali dopo mesi di silenzio e solo dopo le minacce di una pesante ristrutturazione paventata da Telefonica, cominciarono a porsi il problema, senza però presentarsi pubblicamente dai lavoratori e dalle lavoratrici per affrontare la discussione sul tema delle prospettive.

Solo la SLC attraverso il suo segretario AZZOLA, affrontò la discussione in un Attivo con le “attonite” RSU della sua organizzazione.

La campagna, è bene dirlo rallentò moltissimo, ma sfumò anche la cosiddetta “vendita della rete” che, come avevamo previsto, si scontrò con alcuni aspetti tecnici che la rendono oggettivamente complicata e non risolutiva e altri legati alla pura speculazione finanziaria.

In sei anni è successo anche di tutto: Appena nata OPEN FIBER ci sono stati anche Responsabili Aziendali e Delegati Sindacali fare dichiarazioni avventate su imminenti consegne di nuovi tesserini aziendali e/o lavoratori e lavoratrici che hanno effettivamente pensato di tornare ad essere dipendenti statali.

Open Fiber appunto è stata la complicazione definitiva. Il Governo RENZI finanziò la costituzione di una società a controllo interamente pubblico OPEN FIBER al fine di utilizzare i FONDI EUROPEI messi a disposizione degli STATI per ridurre il GAP TECNOLOGICO- DIGITAL DIVIDE.

All’Italia arrivarono 20 Miliardi di euro da spendere entro il 2020 nelle cosiddette AREE BIANCHE. Il bando venne aggiudicato da OPEN FIBER appunto che, con appena qualche centinaio di dipendenti, aveva presentato un progetto appena credibile e il quale non teneva conto dei costi complessivi della posa di una rete telefonica. Inutile dire che i soldi vennero investiti in maggior parte nelle aree già coperte da servizio di larga banda, lasciando ancora oggi a pochi mesi dalla fine progetto, le aree bianche completamente scoperte.

L’ingresso di Cdp nel 2018 e l’aumento di capitale nel 2019 lo scorso anno, che la porta a quasi il 10%, e il decreto sulla GOLDEN POWER hanno di fatto chiuso la partita ed avviato un’altra discussione: quella della fusione con OPEN FIBER (il gioiellino di Renzi) e la costituzione di una società unica senza scorpori o “spezzatini”.

L’emergenza CORONAVIRUS di queste settimane non fa altro che confermare quanto affermammo nel 2013 e cioè che TELECOM ITALIA è l’unica società del panorama delle TLC a poter garantire le infrastrutture del Paese, il loro funzionamento, il loro potenziamento.  

Tanto più che con ben 32.000 persone in Smart Working/Lavoro Agile, sta mantenendo dei Livelli di produttività individuale importanti, semmai evidenziando i limiti di una infrastruttura ancora al di sotto degli standard europei e sui quali, però, solo un intervento statale e fuori dalle logiche della concorrenza del mercato potrà porre soluzione.  Questi limiti però non hanno impedito né all’Azienda né al Paese in generale di mantenere in piedi le attività in quasi continuità.

Manifestazione-2014

Infatti tra i primi interventi del governo c’è l’autorizzazione alla TIM di istallare 5000 nuovi Cabinet nelle Aree Bianche fino ad ora interdette e dove non c’è stato alcun intervento da parte di altri competitors, Open Fiber compresa .

In cambio la Tim ha acquistato una serie di infrastrutture Infratel (società in-house del Mise) tutt’ora spente perché non esiste un’azienda in grado di collegare queste centrali senza investimenti con l’unica eccezione di TIM già presente sui territori con vecchie tecnologie.

Questi elementi sono stati confermati nell’audizione di Gubitosi alla Camera nel corso della quale lo stesso AD fornisce una traiettoria fondamentale per l’Azienda e il settore delle TLC nel Paese.

Il titolo non a caso vola. I dati di carattere commerciale legati alla connettività sono tutti in crescita dall’inizio della crisi. L’unica preoccupazione è il rischio dei mancati incassi rispetto ai ricavi che si stanno delineando. Ma la crisi di liquidità che viene paventata a causa della crisi che investirà le imprese (con i conseguenti mancati pagamenti), oltre a rimanere solo una ipotesi (e trattata come tale in sede di Audizione) potrebbe essere sventata con i 400 Miliardi del decreto liquidità.

Tale contesto paradossalmente rende inspiegabile la scelta dell’azienda di concentrare le Giornate di Solidarietà e le ferie obbligatorie nel trimestre aprile – giugno 2020, di fatto riducendo le giornate lavorative e i giorni di presidio, quasi che si volesse spegnere il motore quando invece dovrebbe rimanere a pieno regime. E gli unici che sembrano aver creduto alla crisi di cui sopra (ed accettare la timidissima, a onor del vero, minaccia aziendale di ricorrere alla cassa Integrazione – COVID 19)  sono quei segretari nazionali e quei delegati sindacali che invece avrebbero dovuto spingere per rivendicazioni salariali all’altezza della sfida epocale.

In verità questa scelta è stata dettata probabilmente dagli interessi degli azionisti, che puntano su una buona “semestrale dei Bilanci di giugno” che come al solito determinerà l’andamento dei risultati azionari da cui deriveranno i dividendi del 2021.

Manifestazione -ottobre2013

E’ interessante quindi dare uno sguardo ad alcuni articoli del Sole 24ore, organo della Confindustria, che come al solito ci fornisce elementi interessanti su cui ragionare (dal loro punto di vista ovviamente) .

Il nostro orizzonte quindi è sempre più quello di una Azienda strategica per il Paese, in Buona salute ed ora determinante per lo sviluppo tecnologico e industriale che si profila.

Riteniamo, nella nostra visione, che la nostra società potrebbe – con una guida politica nel Paese al servizio dei cittadini e delle cittadine – fare scelte avventate quali: potenziare i servizi dell’amministrazione pubblica, rendere libero e gratuito l’accesso alle comunicazioni, ridurre l’impatto ambientale da inquinamento elettromagnetico senza precludere sviluppo e accesso ai servizi di tlc, ridurre il dumping salariale, la precarietà lavorativa nel settore, ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.

Starà a noi, ai lavoratori e alle lavoratrici del settore cogliere questa opportunità.

Gamberale: «Tlc, con la corsa al telelavoro servirà la rete unica»

https://www.ilsole24ore.com/art/gamberale-tlc-la-corsa-telelavoro-servira-rete-unica-ADMxiVI

Tim: Gubitosi, per connettivita’ a tutti importante transizione verso rete unica (RCO)

https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_08.04.2020_16.39_49114331

Tim: Gubitosi, rete ha retto bene, se ci fossero altri picchi li gestiremo

https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_08.04.2020_16.42_49655685

L’accordo TIM  INFRATEL (da intranet Aziendale)

https://www.telecomitalia.com/tit/it/archivio/media/comunicati-stampa/telecom-italia/corporate/istituzionale/2020/CS-TIM-Infratel-aree-bianche.html

L’Accordo TIM – GOOGLE – INTESA SAN PAOLO per le offerte sui cloud

https://group.intesasanpaolo.com/it/sala-stampa/comunicati-stampa/2020/04/tim-e-google-cloud-si-alleano-con-intesa-sanpaolo-per-favorire-l

s://www.telecomitalia.com/tit/it/archivio/media/comunicati-stampa/telecom-italia/corporate/istituzionale/2020/CS-TIM-Infratel-aree-bianche.html

Alessandro Pullara – RSU COBAS TIM LAZIO

I commenti sono chiusi.