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Confindustria, Cgil, Cisl, Uil chiedono al Governo il rifinanziamento dei Contratti di Espansione

24. Febbraio 2020 | Da | Categoria: Settore TLC

Una riflessione in merito alla nota congiunta di ASSTEL e Cgil-Cisl-Uil, risalente al 12 febbraio, nella quale viene sollecitata una risposta sbagliata a una questione corretta, ovvero il rifinanziamento dei CONTRATTI DI ESPANSIONE (CDE) anche per il 2020 da inserire NEL PROSSIMO DECRETO MILLEPROROGHE.

Qui nasce una prima domanda: come si può pensare di firmare un accordo sui CDE in qualunque azienda del settore senza la certezza del finanziamento e senza la necessità di salvaguardare i posti di lavoro? La differenza non è di poco visto che nel 2019 TIM dichiarò che lo strumento utilizzato serviva per finanziare nuove assunzioni e non ESUBERI DA GESTIRE.

Ora, congiuntamente, ASSTEL, ASSOTELECOMUNICAZIONI, CGIL, CISL, UIL, svelano sfacciatamente che l’obiettivo è quello di utilizzare i CDE quale strumento di flessibilità del mercato del lavoro con l’obiettivo di prevenire le crisi occupazionali nella filiera TLC, dove tipicamente si assume e si licenzia ad ogni cambio appalto facendo abuso degli ammortizzatori sociali.

La cosa che ci preoccupa di più nella nota congiunta è l’idea di trasformare un’emergenza in una condizione strutturale del settore delle TLC.

Conosciamo bene l’impatto dell’innovazione digitale sul lavoro e sui perimetri occupazionali nel nostro settore e sappiamo che questo sarà il vero mostro del presente e del prossimo futuro.

Per questo diciamo che ad una domanda corretta si sta dando una risposta sbagliata.

Ciò che ci distingue dai novelli sposi è che questo scenario lo vogliamo affrontare e contrastare con strumenti che siano a carico delle imprese e non della collettività e dei lavoratori i quali hanno già pagato e stanno pagando cara la crisi con le decurtazioni salariali e con la costante spoliazione di diritti acquisiti a fronte di una montagna di finanziamenti pubblici.

Infatti se la riduzione dell’orario di lavoro strutturale è la soluzione che con discreti risultati si sta già adottando, in diversi paesi europei tale riduzione non può essere operata costantemente in regime di riduzione salariale.

Questa affermazione non è soltanto in funzione di una difesa del salario legittima e sindacalmente imprescindibile (per senso di equità e giustizia), ma anche e soprattutto perché l’inferiore disponibilità di salario produce una contrazione delle spese che si ripercuote sulla crisi di ricavi che le stesse imprese lamentano.

Questo circolo vizioso è l’emblema della voracità autodistruttiva delle aziende, congiuntamente all’incapacità sindacale di immaginare soluzioni diverse da quelle che le aziende propongono.

Già nel 2018 in TIM presentammo una proposta per la riduzione dell’orario di lavoro utilizzando le norme in essere in quel momento, ma con la copertura totale dell’integrazione salariale da parte aziendale. Una proposta che teneva in conto il risparmio che comunque il datore di lavoro può usufruire sia in termini fiscali che in termini di costi industriali a fronte di una maggiore qualità del lavoro.

Una proposta NETTAMENTE DIVERSA da quella della costituzione di FONDI DI SOLIDARIETA’ bilaterali i quali – come vorrebbero Cgil-Cisl-Uil congiuntamente ad Asstel – sarebbero finanziat1 dai contributi dei lavoratori, dalla fiscalità generale (quindi dalle nostre tasse) e solo 1/3 dalle imprese.

LA NOSTRA PROPOSTA INVECE prevede in via del tutto autonoma la responsabilizzazione delle imprese in questo passaggio epocale e, dopo anni di sussidi all’imprenditoria da parte dello Stato, si invertirebbe la tendenza con un investimento delle aziende verso nuove condizioni lavorative a fronte della maggiore produttività che ricercano, oltretutto risparmiando e finanziando appunto quest’operazioni con i minori costi.

E’ PER QUESTO CHE SIAMO CONTRARI AL FINANZIAMENTO DEL FONDO DI SOLIDARIETA’ RIVENDICATO NEL RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI TELECOMUNICAZIONI.

Non è utopia e non è impossibile. La storia scritta e vissuta negli ultimi anni dice che la nostra capacità di immaginare cose che altri non vedono o non vogliono vedere ci ha permesso di prevedere ciò che poi è accaduto, nel bene e nel male.

SOLO CHI È IN GRADO DI IMMAGINARE UN FUTURO MIGLIORE E’ IN GRADO DI REALIZZARLO.

ORGANIZZATI CON NOI PER FARLO NEL MODO PIU’ VELOCE POSSIBILE!

COBAS Lavoro Privato – Settore Telecomunicazioni

COBAS TIM, COBAS Vodafone, COBAS Teleperformance, COBAS Covisiant, COBAS Comdata

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