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Cobas Vodafone – Accordo 12 giugno 2018… perchè non va bene e perché la rassegnazione sarebbe la scelta sbagliata

15. giugno 2018 | Da | Categoria: Vodafone

Si è conclusa martedì notte la trattativa di revisione dell’integrativo che ha condotto a un testo firmato con riserva da sciogliere dopo l’eventuale ratifica da parte dei lavoratori, tramite votazioni che verranno svolte entro il 30 giugno p.v.

Abbiamo naturalmente partecipato fino all’ultimo momento utile, con l’intento di dare il nostro contributo a migliorare aspetti che ritenevamo migliorabili ed eliminare ciò che ritenevamo non dovesse trovare spazio in un accordo sindacale. Le modifiche introdotte ai trattamenti e all’organizzazione del lavoro sono state da noi valutate in funzione del loro scopo dichiarato: il mantenimento dell’intero perimento occupazionale. Come Cobas abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni per firmare il testo e di seguito vi riportiamo le motivazioni della scelta.

OBIETTIVO OCCUPAZIONE

Senza la riduzione delle ore complessive lavorate a parità di salario non può esserci realmente la prospettiva di salvaguardare l’attuale perimetro occupazionale.

Non abbiamo dubbi sul fatto che nell’ambito della prevista riconversione professionale l’Azienda farà svolgere la formazione necessaria a quel 15% dei lavoratori call center e rete sancito da questo accordo (circa 500 persone sui 3500 occupati circa in quei settori) e che essa potrà essere monitorata.

Essi verranno formati per acquisire nuove competenze o per aggiornare quelle attuali in vista delle attività che verranno fatte rientrare dagli outsourcers, ma siccome le attività che rientreranno subiranno a tendere la stessa contrazione di volumi ci si ritroverà in prospettiva con lo stesso problema.

Vi è l’impegno a non procedere ad azioni unilaterali e traumatiche e certo è una dichiarazione di intenti positiva.

Ma a fronte di un cambio di scenario più o meno facilmente prevedibile, non ci sarà da stupirsi se le cose dovessero andare diversamente, nonostante tutta la buona volontà che troviamo scritta. Ciò che è certo è che l’Azienda in questa trattativa ha ribadito costantemente di non essere in grado di inserire nel testo dell’accordo qualsiasi elemento temporale di garanzia occupazionale.

LE AZIONI SUL CUSTOMER

Riduzione oraria e salariale volontaria Viene incentivato il ricorso al part time e viene data la possibilità a chiunque lo desideri di fare richiesta di un part time verticale, anche per chi è già part time PURCHE’ sia disponibile a ridurre ulteriormente il numero delle ore lavorate e QUINDI il salario percepito.

Il problema di un calo prospettico dei volumi viene dunque affrontato con questo accordo tramite concessione di una tipologia di orario molto desiderata dai lavoratori poiché maggiormente in grado di consentire una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma solo a fronte di un peggioramento della propria condizione economica, che per noi è inaccettabile.

La riduzione oraria a parità di salario (già introdotta in Germania) è invece una rivendicazione sostenibile per l’Azienda e giusta per i lavoratori dal momento che la digitalizzazione non deve essere a esclusivo vantaggio delle multinazionali e dei datori di lavoro, ma anche dei lavoratori che hanno sempre portato grandi profitti, mantenendo loro inalterato il valore del salario. Agli operatori di Call Center invece con questo accordo vengono negati i vantaggi che una maggiore automazione può offrire e vengono solo presentati i conti (salati) da pagare.

Timbratura in postazione e barra che registra tutti gli stati del lavoratore.

Per aumentare produttività e redditività dei lavoratori vengono introdotti due sistemi.

La timbratura in postazione con cui l’Azienda recupererà almeno 10 minuti al giorno da ogni singolo lavoratore che dovrà essere in position molto prima dell’inizio del turno di lavoro perché dovrà inserire le credenziali e poi aspettare la comparsa di schermata ad hoc per effettuare la timbratura vera e propria. Un tempo quantificabile in più di 43 ore l’anno che continueranno ad essere regolarmente retribuite per tutti i dipendenti di questa Azienda, ad eccezione degli operatori di Call Center che invece dovranno fornirle gratuitamente.

L’introduzione di una barra telefonica implementata di nuove funzioni atte a rilevare tutti i tempi di tutte le attività svolte per dare evidenza minuto per minuto, al diretto responsabile e alle figure coinvolte nel processo di gestione, di come impieghiamo il tempo che l’Azienda retribuisce. Si tratta di rilevazione sul singolo dei tempi di lavoro. E nulla sposta, nulla cambia e nulla tutela la frase dell’accordo che dice che “le informazioni rilevate non saranno utilizzate a fini valutativi e/o disciplinari e pertanto non saranno utili ai fini della rilevazione della performance individuale”. Una volta che si dispone a livello individuale dei tempi di ready, not ready, waiting, trasferimento chiamata, chiamata in uscita, log out, pause 626, pausa fisiologica e pausa da prescrizione medica che cosa manca all’Azienda per sapere tutto di un lavoratore? Cosa manca per indurre il lavoratore ad autoridursi le pause per essere più che sicuro di non incorrere nello sforamento con relativo recupero? Cosa manca per

prevedere un aumento della pressione e dello stress che i lavoratori proveranno per tutte le ore passate a lavoro tutti i giorni dell’anno?

L’introduzione di un software in grado di monitorare e conteggiare i tempi e gli stati di lavoro individuali è controllo a distanza. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro nella circolare 4/2017 afferma che “i software che raccolgono ed elaborano in tempo “quasi reale” i dati relativi agli stati di attività telefonica di ciascun operatore (libero, non disponibile, in pausa, ecc.) e i tempi medi di evasione delle diverse lavorazioni, seppure funzionali a esigenze produttive consentono di realizzare un monitoraggio individualizzato costante e continuo su tutti gli operatori che finisce per dar vita ad un controllo minuzioso su tutta l’attività svolta.” L’Ispettorato Nazionale del Lavoro aggiunge che appare difficile ricollegare la inevitabile compressione della libertà e della dignità dei lavoratori alle prioritarie ragioni produttive” e quindi per tali sistemi “non si ravvisano neanche quelle esigenze organizzative e produttive che giustificano il rilascio del loro provvedimento autorizzativo da parte

dell’Ispettorato del Lavoro.”

L’autorizzazione alle aziende a poterci trattare come macchine privandoci di libertà e dignità non gliela dà l’Ispettorato del Lavoro, non possiamo dargliela noi approvando questo accordo.

Flessibilità oraria

L’accordo elimina la tolleranza di 6 minuti di ritardo in entrata e introduce un sistema di flessibilità sia in entrata (max 15 minuti) sia nello sforamento della durata della pausa (max 5 minuti), per un totale giornaliero di massimo 20 minuti. La flessibilità è collegata a un sistema a recupero di debiti e/o di crediti non di immediata comprensione, ma con un elemento chiaro: per il lavoratore il tempo a debito accumulato e non recuperato viene detratto in busta paga, mentre il tempo a credito maturato e non recuperato va perso.

LE AZIONI SULLA RETE

Reperibilità e Lavoro Programmato Notturno

Stante la variazione della tipologia degli interventi richiesti in base alla evoluzione della rete degli ultimi anni, è stato rivisto l’impianto generale passando da una gestione che prevedeva il massiccio ricorso all’istituto della reperibilità a una gestione nella quale troverà più spazio il lavoro programmato notturno. E’ stato rivisto l’intero meccanismo di retribuzione di questi istituti, una retribuzione che è diminuita sia in relazione agli interventi pagati non più nominalmente (ma con una quota forfettaria variabile in base alla fascia oraria in cui si collocano e alla loro durata) sia in relazione agli importi dei gettoni di disponibilità e di intervento.

Una prima stima fatta riporta una riduzione media di salario derivante dai tagli su questi istituti di 200 euro lordi mensili. E’ stato poi raddoppiato il numero dei lavoratori precettabili in caso di sciopero, pur rimanendo entro il tetto massimo stabilito dalla legge (pari al 30% del reparto).

MAGGIORAZIONI

A differenza dello scenario paventato inizialmente, si sono ridotte le voci retributive oggetto di revisione. La

retribuzione dei lavoratori diminuirà in relazione alle seguenti voci: orario notturno il cui inizio passa dalle 19.00 alle 20.00; lavoro domenicale che passa per i normalisti dal 10% all’8% e per i turnisti dal 13% all’11%; lavoro di sabato per i normalisti che passa dal 50% al 40%.

CONCLUSIONI

Riteniamo che a fronte dell’unica certezza positiva di una visibilità di sei mesi di turni, che comunque possono essere modificati con 30 gg di anticipo in caso di necessità aziendali, il resto dei punti comporta ombre pesanti quando non evidenti arretramenti e peggioramenti.

Sono rimasti fermi i binari della discussione tracciati dall’Azienda. Non si è avuto il coraggio di cambiare il terreno del confronto parlando di aumento di produttività in generale e non solo con controllo sul call center e affrontando in un modo nuovo la discussione sul futuro occupazionale.

Riteniamo più formali che sostanziali purtroppo gli impegni relativi alla tenuta occupazionale e ci appare evidente che se l’Azienda ha ritenuto di procedere con la riduzione dell’orario di lavoro solo nel Call Center (già composto per il 60-65% da contratti Part Time) ciò significa che individua nel Call Center il vero problema di occupazione.

Questo accordo non crea a nostro giudizio le reali condizioni per ottenere garanzie occupazionali e determina invece un sensibile peggioramento delle condizioni lavorative.

Non sappiamo se e quando l’Azienda farà interventi per ridurre il perimetro occupazionale, ma crediamo che se l’Azienda dovesse decidere di tagliare i posti di lavoro con degli esuberi e/o con una nuova cessione (in eventuale vista della quale meno si costa e più è facile per l’Azienda trovare compratori disponibili a prenderci), non sarà l’aver votato SI’ a questo accordo a cambiare le nostri sorti e quindi oggi votare NO a questo accordo significa garantirsi di poter continuare a lavorare e vivere in modo sostenibile.

L’accordo non era per noi sottoscrivibile come sindacato, non è per noi accettabile come lavoratori.

Leggete il testo, pensateci, formatevi un’idea e votate come riterrete opportuno,

MA NON ABBIATE PAURA, NON SIATE RASSEGNATI,

PENSATE A COME RITENETE CHE POSSA E DEBBA ESSERE SOSTENIBILE IL VOSTRO FUTURO

SIA COME CONDIZIONI DI VITA

SIA COME SCELTE DA COMPIERE PER PROVARE A GARANTIRE REALMENTE IL POSTO DI LAVORO.

Cobas Vodafone

Comunicato Cobas vodafone 15.06.18

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