Si è svolto oggi il tentativo goffo da parte del management Tim di raccontare ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo Telecontact una realtà delle cose completamente rivisitata e manipolata.
L’incontro, da remoto, non ha previsto alcuno spazio di confronto tra lavoratori, lavoratrici e dirigenti della capogruppo, i quali si sono limitati a mostrare attraverso una serie di slide asettiche tutti i numeri della loro cattiva gestione e dell’incapacità di saper stare sul mercato rispetto a competitor vecchi e nuovi. Cattiva gestione, che oggi, secondo i loro piani dovrebbe esclusivamente ricadere sulle spalle dei lavoratori.
In un clima di accuse, nemmeno troppo velate, la dirigenza Tim ha imputato i lavoratori e alle lavoratrici di Telecontact di assenteismo per malattia e ricorso ad istituti previsti per legge (come la legge 104) attribuendo loro, nuovamente, “un’etichetta” affatto gradita alle persone che per anni si sono spese con professionalità e competenza nonostante accordi sempre al ribasso firmati dai sindacati confederali.
Ulteriore passaggio fatto dal management Tim è stato quello di raccontare di non aver mai ricorso a tentativi di esternalizzazione, dimentichi del fatto che appena due mesi fa hanno cercato di scaricare il costo del lavoro attraverso la cessione alla neonata DNA (art. 47 legge 29 dicembre 1990 e dell’ex art. 4).
Serve forse ricordare che è stata l’opposizione e la resistenza dei lavoratori e delle lavoratrici a scongiurare tale operazione alla quale TIM ha risposto con la decisione di far entrare TELECONTACT nella tipologia contrattuale del CRM/BPO, grazie a quel “meraviglioso” CCNL sottoscritto a novembre.
Infine, ma non per ultimo, dopo lo snocciolamento di numeri – che a dire della dirigenza Tim sono stati pubblicati da una autorevole testata come La Stampa (sorge spontanea il dubbio tra i lavoratori attenti che non si tratti di un articolo pre-confezionato, vista la proprietà stessa del giornale su cui l’articolo è comparso)-, si è arrivati al punto cruciale: o le organizzazioni sindacali si inchineranno al volere e alle condizioni di TIM oppure la stessa procederà alla disdetta del SECONDO LIVELLO.
Un ricatto bello e buono, proprio come quello del 2016/2017 quando TIM e le sue relazioni sindacali decisero di disdire il secondo livello. Unitamente a ciò è stata prospettata la possibilità di un esodo volontario a non meglio specificate condizioni.
Come Cobas, non possiamo ammettere gli svilenti tentativi di narrazione di una realtà distante dai fatti che insulta l’intelligenza dei lavoratori e delle lavoratrici e che ci vengano attribuite colpe che sono SOLO ED ESCLUSIVAMENTE ATTRIBUIBILI AD UNA CATTIVA GESTIONE DIRIGENZIALE. Ci opporremo strenuamente a tutto quanto esposto con iniziative sindacali a tutela dei diritti e dell’occupazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori coinvolti.
Organizzati con noi!
COBAS TIM – COBAS TELECONTACT CENTER